"We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty, and the pursuit of Happiness. That to secure these rights, Governments are instituted among Men, deriving their just powers from the consent of the governed. That whenever any Form of Government becomes destructive of these ends, it is the Right of the People to alter or to abolish it, and to institute new Government, laying its foundation on such principles and organizing its powers in such form, as to them shall seem most likely to effect their Safety and Happiness." Declaration of Independence of United States

Tuesday, May 15, 2007

The Libertarian Eye

Dopo le discussioni sorte sul Family Day, la raccolta firme sull'anima libertaria del centro-destra e altri eventi che hanno movimentato l'area (se pur minoritaria) libertarian della CdL, ho pensato di seguire l'esempio di gruppi liberatarian all'interno del GOP (il partito repubblicano) americano: una valutazione del grado di "libertarietà" dei parlamentari di centro-destra.
L'idea è di assegnare un punteggio di -1, 1 o 0 (a seconda della votazione) dipedentemente dal voto espresso.
Per rendere la cosa più equa mi rifarò solo alle votazioni (e non a dichiarazioni, ciò favorirebbe chi è più in vista).
Per il momento cercherò di focalizzare solo sui deputati (e non i senatori) della CdL (FI, AN, UDC, Lega Nord, DC, Repubblicani) e su quelli della RnP.

L'idea è che il blog sorgerà all'indirizzo LibEye

Se qualcuno è interessato ad unirsi all'iniziativa (visto che non è un lavoro semplice) o vuole dare consigli può inviarmi un messaggio a libpost[at]gmail.com (sostituite [at] con @)

Monday, May 14, 2007

We shall never surrender

Vorrei inserirmi nuovamente nel dibattito sorto riguardo al family day dentro Tocqueville (forse la maggiore rappresentanza dei blogger di cdx), rispondendo ad un "liberalissimo" post di un simpatico reazionario (basta leggere le due righe del profilo). Sorvoliamo il fatto che il suo blog con Tocqueville non c'entra nulla e che non ha ancora capito che non siamo in Iran (o sotto Ceauşescu, visto che mi sembra di aver letto che è rumeno).
Voglio venire al sodo, a quella sua gentile "ma andatevene via", sia dalla cdl che da Tocqueville.
La mia risposta, come spero che sia quella di tutti coloro che si oppongono ad un cdx italiano che guarda solo a San Pietro, è NO. Non ci fermeremo così facilmente: il tempo è dalla nostra parte e prima o poi la cdl capirà che le nuove generazioni stanno a poco a poco rifiutando i diktat della Chiesa, sia che esse siano credenti o non. Il futuro della cdl (se vuole avere un futuro) è di abbracciare un vero liberalismo, in questo modo la sinistra statalista non potrà più appigliarsi a questi temi (laicità, droghe, ambiente, etc..) e rivelerà la sua vera natura postcomunista.
Gli USA devono essere un esempio, l'era Bush dell'evangelismo radicale è finita. Rudy Giuliani è davanti miglia e miglia rispetto ai vari personaggi legati ai diversi establishment religiosi, pur sostenendo le unioni civili e l'aborto. Nello stesso momento Ron Paul, il libertarian repubblicano per eccelenza, sta incrementando la sua visibilità accumulando consensi (è il candidato repubblicano che in un recente confronto televisivo ha ottenuto i migliori voti dal pubblico) dalla base repubblicana sia da quella democratica che sta cominciando a capire dove il vero liberalismo (e non i liberal) sta.
Quindi, caro Ceausescu vestito di bianco, non pensare che andremo via così presto, che abbandoneremo la battaglia per un CdL dove esista una vera forza libertarian (l'egemonia piace a te, non a noi libertarians) coesistente con una conservatrice. Non abbasseremo la testa perchè siamo pochi e poco potenti rispetto alle lobby ecclesiastiche, ma affileremo le nostre spade e combatteremo contro una sinistra statalista e dirigista e contro chi vorrebbe un CdL al solo servizio dell'italietta provinciale, cattolica old-style e omofobica (sembra una tua caricatura).
Concludo citando Che Guevara (so che non è il massimo come esempio, ma la frase calza a pennello): "Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso". Io non ho nessuna intenzione di perdere.

Sunday, May 13, 2007

Per un pugno di voti

Così, finalmente, comincia a scemare l'enfasi mediatica sul "Family Day", la mega manifestazione che si proponeva a favore dei presunti attacchi alla famiglia che stanno muovendo oscure lobby "potentissime".
Nonostante alcuni dubbi iniziali, i tre crociati sono scesi in campo uniti (per modo di dire) in difesa della cristianità. Riguardo a Casini (il divorziato Casini) non avevo dubbi, visto che la sua base elettorata è l'italiano principalmente meridionale (niente offese ai meridionali) dalla mentalità antidiluviale. Ma la presenza di Fini e di Berlusconi (lui ne ha perfino due di famiglie, cosa volete di più?) è stata un colpo duro. Che il cdx sia un ricettacolo di democristiani e neofascisti (come il csx è di democristiani e postcomunisti) lo sapevo già, ma se chi si professa liberale avesse professato la sua fede politica, non si sarebbe presentato a quella manifestazione. Onore a tutti quelli di cdx (anche parlamentari di FI) che sono andati ad "orgoglio laico", cartellino giallo agli astenuti (vedi Della Vedova), cartellino rosso per chi a caccia di voti (anche di quelli dell'UDC) si è presentato a quell'allegra rimpatriata dell'italietta provinciale.
Ma cos'è stata esattamente:
a) un revival dell'omofobia profondamente radicata nell cultura italiana (la signora che dice che i suoi figli si sposano con delle brave ragazze)
b) un prova di forza del network legato al potere vaticano
c) una stupenda manifestazione statalista
I primi due punti sono scontati, meno il secondo visto che sia il tycoon che il postfascista si sono recati lì per la libertà.
Ma, sinceramente, cosa chiedevano i manifestanti di piazza S. Giovanni?
Una flat tax al 19%? La privatizzazione del sistema scolastico caratterizzato da numerose inefficienze che degradano i loro figli? La liberalizzazione del mercato del lavoro che darebbe ai loro figli più opportunità?
NO, nulla di questo. Rappresentativo di ciò che domandavano i manifestanti sono le varie famigliole di 6, 7 o 8 figli apparse su tutti i tg e pseudo-tg (come Studio Aperto). Vogliamo che lo stato ci tuteli, vogliamo asili, assegni familiari e tutto quel super welfare che deve pesare su chi non ha famiglia o semplicemente non ha figli. Non sarà un caso che tra i presentatori c'è un ex dirigente sindacale? Non vogliono diritti, ma privilegi. Non vogliono esprimere la propria libertà, vogliono che lo Stato-mamma-papà si curi di loro.
Dove Fini e Berlusconi trovino qualcosa di liberale non lo so: se hai voluto 6 figli (che tu sia deficiente o talmente religioso da rifiutare ogni forma di precauzione), te li devi mantenere te, caro mio.
Sarò antireligioso (direi più anticattolico, visto che approvo in pieno l'idea del potere protestante di toquevilliana memoria auspicata da "LibnonLab" su Italian Libertarians (commento n°117), quindi per concludere vi porto un aneddoto.
Mia zia è una cattolica fervente, cosa rara tra gli under-35 settentrionali. Tutte le domeniche a messa (nonostante lavori ore e ore tutti i giorni come medico, e non sia riposatissima), mentre studiava medicina faceva catechismo e da anni molto vicina al mondo dell'Opus Day. Ma non ha una famiglia, perchè gli stipendi non elevatissimi e lo studio non lo ha permesso. L'altro giorno gli ho chiesto se andava al family day (visto che frequenta quasi tutte le manifestazioni organizzate dal mondo cattolico), e lei mi ha risposto che non ci sarebbe mai andata. Stupito gli ho chiesto perchè. Lei mi ha risposto che quella manifestazione era una buffonata: perchè dare tanta enfasi alla famiglia quasi che sia una prerogativa per un cattolico? Perchè sussidiare le famiglie, mentre lei è costretta a pagare una montagna di tasse sul suo sudato stipendio? Un vero cattolico ritiene che la famiglia è sacra, ma non per questo deve subordinare la vita di tutti gli altri (credenti o no) a questa unica istituzione. Il Family Day è una manifestazione di tanta gente che va a messa solo per funerali e matrimoni (e che teme che alcuni loro privilegi e valori non cristiani vengano messi a repentaglio) e pochi cattolici veri: quindi io non ci andò mai.
E se ciò lo dice un cattolico (non particolarmente di sinistra, visto che vota a volte UDC, a volte Margherita), non è che l'allegra compagnia B&F abbiano partecipato al Family Day solo per un pugno di sporchi voti?

Wednesday, March 21, 2007

Il nostro futuro?

Sarà questo il nostro futuro grazie ai due governi di questi anni?

Wednesday, March 14, 2007

Decrescita

I media ne parlano poco e i politici idem, ma è l'idea attualmente più in auge tra la sinistra "movimentista": la decrescita.
Maurizio Pallante
Il pensiero importato in italia da Maurizio Pallante fu inizialmente appoggiato solo da una nicchia (per esempio tutto il mondo che ruota intorno ai GAS), negli ultimi ha registrato una impennata di consensi grazie al periodico Carta (il periodico "ufficiale" della sinistra movimentista) che ha deciso di dedicarne una sezione apposita e alla "pubblicità indiretta" di 
Luca Mercalli (uno dei metereologi di "Che Tempo Che Fa"). 
In poche parole la decrescita si basa su una strenua opposizione all'idea di crescita intesa come crescita del PIL (ritenuta insostenibile), all'utilizzo di risorse non rinnovabili ed in generale al sistema economico occidentale (ritenuto cieco, egoista e distruttivo).
Una forma estremizzata di ambientalismo? Una forma moderata di primitivismo? L'idea di decrescita sembrerebbe ciò, ma nella verità nasconde un germe molto più pericoloso.
Anche se non d'accordo con ambientalismo estremista e con primitivismo, comprendo che entrambi hanno una logica. Il primo ritiene che qualunque forma di violazione della libertà è giustificabile per la salvaguardia dell'ambiente, il secondo ritiene che una società giusta (dal punto di vista anarchico) è realizzabile solo con l'annullamento della civiltà.
Ma la decrescita non è tutto ciò: anche se ha evidenti richiami ambientalisti e anarchici, non può essere inserita in queste macroclassi senza ricorrere a semplificazioni.
Allora, cos'è la decrescita? La decrescita non è nient'altro una nuova forma di socialismo anarcheggiante  basata esclusivamente sull'opposizione al sistema capitalistico e un profondo odio per la civiltà occidentale. Si potrebbe definire la nuova faccia del comunismo, ma ciò sarebbe abbastanza riduttivo. Infatti la sua azione è molto più subdola, cresce sull'ondata emotiva del riscaldamento globale e del terrorismo internazionale (visto come risposta all'egoismo occidentale) per promuovere la sua idea di giustizia sociale. L'ambientalismo diventa l'arma per la creazione di uno stato forte, la degradazione consumista quella per la soppressione del sistema capitalista.
Nell'ultimo secolo il nemico del liberalismo è stato il socialismo nelle sue varie manifestazioni, ma questo era un nemico sempliciotto che non è mai riuscito ad insinuarsi completamente nel mondo occidentale. Il nuovo nemico è l'upgrade di questo pensiero, e la decrescita ne è l'esempio italo-francese. Ma questo nemico è molto più arguto: la facciata è quella dell'impiegato istruito che coltiva il suo orticello perchè è contrario al trasporto su gomma, ma all'interno non è nient'altro che un'anarco-comunista.
Affilate le spade, i barbari sono alle porte.

Tuesday, March 13, 2007

Islamosocialism

Un interessantissimo articolo di Bret Stephens (editorialista del WSJ) sui preoccupanti legami tra islamismo radicale e socialismo europeo.

"It is a profound truth," declared the British Socialist Party in a 1911 manifesto, "that Socialism is the natural enemy of religion." Not the least of the oddities in the subsequent history of progressive politics is that today it has become the principal vehicle in the West for Islamist goals and policies.

Caroline Lucas, a member of the Green Party faction in the European Parliament, is a longtime activist in anti-nuclear, animal-rights and environmentalist causes, and not someone likely to describe herself as an anti-feminist. Yet in June 2004, she joined British MPs Fiona Mactaggart of Labor and Sarah Teather of the Liberal Democrats for a press conference in the House of Commons organized by the Assembly for the Protection of Hijab. The Assembly, better known as Pro-Hijab, is a pan-European organization formed "to campaign nationally and internationally for the protection of every Muslim woman's right to wear the Hijab in accordance with her beliefs and for the protection of every woman's right to dress as modestly and as comfortably as she pleases."



Once upon a time, feminists and socialists alike would have translated that as "subservience to the patriarchy." Now they seem to have rediscovered their roots as civil libertarians, at least when it's politically expedient. Consider the issue of the Armenian genocide. In 1998, the French-speaking wing of Belgium's Socialist Party (PS) co-sponsored legislation to criminalize denial of the Ottoman Empire's murder of an estimated 1.5 million Armenians, much as Holocaust denial is also against the law.



Yet for the past several years, the same PS has been blocking the process of criminalization it helped initiate, presumably in the service of free speech. "Additional legal and historical research," says Belgian Deputy Prime Minister Laurette Onkelinx, remains to be done in ascertaining exactly what happened in Anatolia in 1915.



Progressives have also been remarkably mindful of civil liberties in matters of immigration. When the German state of Baden-Wüttemberg last year required applicants for citizenship to answer a series of questions regarding their personal views, the leader of the German Green Party, Renate Künast, denounced it as "immoral." "A country governed by law," she argued, "cannot ask questions about moral values." Among the questions: "Where do you stand on the statement that a wife should obey her husband and that he can hit her if she fails to do so?"

Curiously, however, Europe's progressives have been somewhat less tolerant on other issues concerning moral values and personal belief. Take "Islamophobia," which progressives often consider akin to racism and have, in some instances, sought to ban by legal means. In Britain last year, Tony Blair's government enacted the Racial and Religious Hatred Act, which criminalized "threatening" comments against religious persons or beliefs. Comedian Rowan Atkinson and author Salman Rushdie, among others, warned that the law undermined basic rights of speech. But for London Mayor Ken Livingstone it was not enough: He defined "Islamophobia" as "discrimination, intolerance or hostility towards Islam and Muslims," and regretted that criminal acts were not more broadly defined by the legislation.



Since coming to office nearly seven years ago, Mr. Livingstone has become a symbol of the marriage of the European left and the Islamist right. It's a marriage of mutual convenience and, at least on one side, actual belief. In the Netherlands, a recent study by the University of Amsterdam's Institute for Migration and Ethnic Studies found that 80% of immigrants -- the overwhelming majority of whom are Muslims -- voted for the Labor party in recent elections, while the two main center-right parties received a combined 4% of the immigrant vote. In neighboring Belgium, the left-wing sociologist Jan Hertogen credits immigrants for "[saving] democracy" by voting as a bloc against the secessionist and anti-immigrant Vlaams Belang party.

For Muslim voters in Europe, the attractions of the Socialists are several. Socialists have traditionally taken a more accommodating approach to immigrants and asylum-seekers than their conservative rivals. They have championed the welfare state and the benefits it offers poor newcomers. They have promoted a multiculturalist ethos, which in practice has meant respecting Muslim traditions even when they conflict with Western values. In foreign policy, Socialists have often been anti-American and, by extension, hostile to Israel. That hostility has only increased as Muslim candidates have joined the Socialists' electoral slates and as the Muslim vote has become ever more crucial to the Socialists' electoral margin.



More mysterious, however, at least as a matter of ideology, has been the dalliance of the progressive left with the (Islamic) political right. Self-styled progressives, after all, have spent the past four decades championing the very freedoms that Islam most opposes: sexual and reproductive freedoms, gay rights, freedom from religion, pornography and various forms of artistic transgression, pacifism and so on. For those who hold this form of politics dear, any long-term alliance with Islamic politics ultimately becomes an ideological, if not a political, suicide pact. One cannot, after all, champion the cause of universal liberation in alliance with a movement that at its core stands for submission.



This is not, of course, the first time such a thing has happened in the history of the progressive movement, or in European history. On the contrary, it is the recurring theme. In the early 20th century, the apostles of Fabianism -- George Bernard Shaw among them -- looked to the Soviet Union for inspiration; in the 1960s the model was Mao; in the late 1970s, the great French philosopher Michel Foucault went to Iran to write a paean to Khomeini's revolution. In nearly every case, the progressives were, by later admission, deceived, but not before they had performed their service as "useful idiots" to a totalitarian cause.

But the stakes today are different. At question for Europeans is not the prevailing view of a distant country. The question is the shaping of their own. Europe's liberal democrats were able, sometimes with outside help, to preserve their values in the face of an outside threat. Whether they can resist the temptations of Islamosocialism remains to be seen.


©  Wall Street Journal Pubblicato il 13 marzo 2007

Wednesday, March 07, 2007

Il "prestigio" del governo Prodi


Prodi ha nuovamente dimostrato la grande visibilità internazionale che l'Italia ha conquistato durante il suo governo. Niente poco di meno che il The Economist ha dedicato per la seconda volta (il precedente era della settimana prima) l'articolo principale della sua sezione "Europe" agli eventi politici nostrani.
Ecco allora Prodi resurrected—for now, un'attenta analisi della crisi di governo risoltasi grazie alla campagna acquisti al centro e i diktat stalinisti ("il Partito ha deciso che i rappresentanti operai da 10000+ €/mese devono tenersi la seggiolina al parlamento, e il Partito ha sempre ragione") condita dal sottile humor (direi nero in questo caso) che contraddistingue gli articoli dell'autorevole periodico.
I media inglesi saranno un po' snob e non proprio filoitaliani, ma bisogna ammettere che spesso (troppo spesso) hanno maledettamente ragione quando sogghignano alla vista del disastroso stato della politica nella penisola.
E come non condividere il sublime finale: "POOR ITALY"